Sento cantare sovra il pesco il cuore,
canto mite che mi colse nel vento
nella stagione che ridesta il fiore,
e di verde tinge il prato munto d’accento.

Bela il vello e la nota già risale
nel meriggio di girasoli e ginestre,
pioppi sfiorati dalla luce astrale
che, brucando fra le fitte zolle meridiane, appare.

Migra il sospiro silenzioso del canto
per i ruscelli tintinnanti d’acqua
ove il ricordo si posa di piuma.

Va scrosciando, ramingo e vasto, il mio pianto
muto, che il ciglio unto e terso or risciacqua:
come bagnasciuga che ridonda schiuma.
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