Mi mastichi, le costole al mortaio,
ai moti insegni folli il giusto, e pieghi
da far la spina al tino dei miei prieghi
le lettere onde vuoto il calamaio.

Rimangio l'astio per le nuove leve:
rimani, menda il vano dal mio scritto,
e anche quand'il cielo si fa fitto
lo spirto rassicurami sia lieve;

Così nel cieco cavo dell'empireo
in giubileo al consesso dei poeti,
cui suggere il divino sempre lice,

Se mai dopo la morte il capo allineo
tra i tanti della vita anacoreti
dal canto l'unico sarò felice.
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