L’ultima notte urla di saette
stonate dal cuscino di granturco,
il lume sul comò diventa un orco
con la figlia del dottore e le civette.

È Tonino che ruzzola le botti,
mi svela a ogni tuono la zia Nina,
si arrabbia perché parti domattina
e mi stringe in un sussurro di biscotti.

Ma sabato ritorni, si vendemmia.  
Un lampo accende di viola
la cassapanca nera e la coperta

e la valigia con la bocca aperta
sui mattoni ascolta
la Madonna muta sulla porta.
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