È tutto così squallido e lontano:
la gente, il paesaggio e questo istante
che vela di un riverbero innocente
l’atroce vanità del gesto umano.
L’uomo che muore ha palpebre di vetro
e si spegne in un pianto di bambino
e travalica l’attimo vicino
e crea con il suo verso un nuovo metro.
L’uomo che muore non ha più sostanza
nessuna briglia stringe la sua mano
labile ha solo un’eco di esistenza.
Assaporando l’attimo di assenzio
evapora nell’orizzonte vano
del lungo giorno memore in silenzio.
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