Madre mia, or che compiuto è ogni affetto
e dal tuo vermiglio nettare, profondo
alimento più non traggo, gemebondo,
con salse stille il tuo sepolcro netto.

Dacché ti avrò solo in sogno al mio petto,
più nulla bramo dall’amaro mondo
e mentre col senno nel ricordo affondo,
l’alba del nuovo giorno malaccetto.

Nel cuore stagna l’afflitto tormento,
vivo pensando a quel palpito estremo
che al sonno eterno ti ha ïeri trasposta;

la tua mitezza, or, l’appello al Supremo
a elevar mi esorta: e io so che non v’è sosta
per l’infinito, enorme struggimento.
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