{"id":11,"date":"2019-06-25T02:09:16","date_gmt":"2019-06-25T00:09:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.premiorenatofucini.it\/?page_id=11"},"modified":"2019-06-25T02:14:05","modified_gmt":"2019-06-25T00:14:05","slug":"biografia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.premiorenatofucini.it\/update_2019\/biografia\/","title":{"rendered":"Biografia"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.premiorenatofucini.it\/update_2019\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/renato.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18\" width=\"400\" height=\"NaN\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Renato Fucini nacque l&#8217;8 aprile 1843 a Monterotondo\nMarittimo, in provincia di Grosseto, da David e Giovanna Nardi. A causa della\nprofessione del padre, medico della Commissione Sanitaria governativa\nincaricato per la cura delle febbri malariche in Maremma dal governo granducale\n(ma anche mazziniano e patriota, volontario nella rivoluzione del 1848), fu\ncostretto insieme alla famiglia a continui spostamenti, che gli consentirono di\nconoscere numerosi luoghi della Toscana (Campiglia Marittima, Livorno, Vinci,\nDianella, Empoli).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All&#8217;Universit\u00e0 di Pisa si dedic\u00f2 agli studi di\nagraria e ottenne nel 1863 la licenza di agronomo. Fu aiuto ingegnere a Firenze\n(allora capitale d&#8217;Italia) e pi\u00f9 tardi ispettore scolastico, due professioni\nche gli consentirono di percorrere in lungo e in largo la campagna toscana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esord\u00ec con &#8220;Cento sonetti in vernacolo\npisano&#8221;, pubblicati nel 1872 con lo pseudonimo-anagramma di Neri Tanfucio.\nSeguirono &#8220;Cinquanta nuovi sonetti&#8221; (1881). Si tratta per lo pi\u00f9 di\nbrevi dialoghi tra popolani, conditi di battute e modi proverbiali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Affiora la fresca vena bozzettistica che trover\u00e0\npi\u00f9 compiuta espressione in due popolari raccolte di racconti: &#8220;Le veglie\ndi Neri&#8221; (1884) e &#8220;All&#8217;aria aperta&#8221; (1887). Qui le macchiette, i\npersonaggi bizzarri, divertenti o patetici, sono ambientati in un paesaggio\narioso e essenziale che ricorda quello dei contemporanei pittori macchiaioli,\ncon i quali ebbe rapporti di amicizia. Oltre a queste cose Fucini ha lasciato\nanche il reportage giornalistico &#8220;Napoli a occhio nudo&#8221; (1878), e i\nvolumi di ricordi &#8220;Acqua passata&#8221; e &#8220;Foglie al vento&#8221;,\nusciti postumi nel 1921.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo aver ricevuto numerose onorificenze (fu anche\nAccademico della Crusca) e riconoscimenti da parte della critica contemporanea\n(Edmondo De Amicis, Benedetto Croce e altri), Fucini mor\u00ec a Empoli il 25\nfebbraio del 1921.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La Toscana e la Maremma di Fucini<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fucini\n\u00e8 stato per un lungo periodo &#8211; dalla fine dell&#8217;Ottocento fino agli anni\nSessanta del Novecento &#8211; lo scrittore toscano per eccellenza, le cui opere\nerano presenti in ogni casa della borghesia toscana e italiana a rappresentare\nl&#8217;immagine stereotipa delle campagne maremmane e non solo. I suoi racconti\nhanno contribuito a fissare una certa immagine della Toscana &#8211; quella dei\ncacciatori e dei contadini arguti, delle feste popolari e della malaria &#8211;\nuniversalmente accettata e ormai talmente radicata nell&#8217;immaginario di tutti\ngli italiani, i quali oggi possono ancora trovarne le tracce nel cinema di\nmolti toscani e non solo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come ha scritto Carlo Cassola nella sua prefazione alle &#8220;Veglie di Neri&#8221;:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><em>L&#8217;intera Toscana era diventata sua. Bastava un nome toscano, bastava la minima inflessione dialettale, perch\u00e9 quella produzione letteraria fosse bollata come fuciniana. E ancora: il successo di Fucini \u00e8 spiegabilissimo. Egli mise sotto gli occhi dei suoi conterranei lo strato pi\u00f9 superficiale, quindi pi\u00f9 evidente della realt\u00e0 toscana. L&#8217;approvazione dei non toscani era dovuta allo stesso motivo. Si sa bene che agli stranieri salta subito agli occhi il folclore, il pittoresco, il colore locale. Per un non napoletano Napoli \u00e8 la citt\u00e0 delle canzonette e dei panni stesi a asciugare fuor di finestra. Per un non toscano la Toscana \u00e8 la terra delle burle, delle cacce, delle veglie: di tutte le cose, insomma, che si trovano in Fucini.<\/em><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E anche la Maremma, in particolare, \u00e8 stata per\nlunghi decenni e in parte \u00e8 ancora quella che Fucini ha voluto e saputo fissare\nnell&#8217;immaginazione di tutti: una terra arcaica, caratterizzata dalla malaria e\ndella miseria, verso la quale ci si avvia carichi di speranza e paura per\ntornare &#8211; i pi\u00f9 fortunati &#8211; malati e cadenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Renato Fucini nacque l&#8217;8 aprile 1843 a Monterotondo Marittimo, in provincia di Grosseto, da David e Giovanna Nardi. 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