Di bistorte lune di Mariano Bàino Galaand edizioni

Quattro brevi racconti e una tensione crescente nel succedersi delle voci narranti. Punto d’inizio, il chess-boxing (scacchi e pugilato fusi in un’unica disciplina, sport realmente praticato, anche in Italia, per quanto sconosciuto ai più) e un giovane adepto che si misura con un avversario difficile quasi come i propri fantasmi familiari e identitari. Il seguito è nei lavori, al limite del sorprendente, di un ex operaio le cui vicende dicono sia del tenere a cuore ciò che va fatto che della costrizione. Il terzo racconto è dominato da un animale-totem, il maiale, che pare sia l’essere con più eco nell’inconscio umano. Chiude il libro una lettera di Lucia Joyce a Sabina Spielrein. Lettera immaginaria, ché la ragazza Joyce e la paziente e amante di Carl Gustav Jung, poi psicanalista essa stessa, non si sono mai conosciute. Ma hanno avuto comune destino di sacrificio della propria personalità a figure maschili. Nel linguaggio di Lucia espressioni che sono o somigliano a quelle del Finnegans Wake, presenza nella sua psiche del demone paterno e della sua scrittura. Pietra d’inciampo non solo per lei.

Mariano Bàino è nato a Napoli nel 1953 e vive a Roma. Nei primi anni ’90 ha fondato con altri la rivista «Baldus» e il Gruppo 93. Fra i suoi libri di poesia: Fax giallo (1993, 2001); Ônne ’e terra (1994, 2003); Prova d’inchiostro e altri sonetti (2017). Fra le opere in prosa: L’uomo avanzato (2008, 2021); Dal rumore bianco (2012); In (nessuna) Patagonia (2014); Il cielo per Roma (2021). Fra le presenze antologiche: Parola plurale (a cura di Giancarlo Alfano et al., 2005); La terra della prosa (a cura di Andrea Cortellessa, 2014). Suoi testi sono stati tradotti in Brasile, Canada, Stati Uniti