Come ubriachi di assenze si conduce
Come ubriachi di assenze si conduce quest’inganno di teatro alla lontana, quando il sipario si sbrega e si ricuce,
e appaiono madre e padre a una fontana.
Nell’acqua che vi sgorga, in quella luce salutano, consigliano maglie di lana,
lei, sempre madre, richiama la sua voce la terra della vampa tramontana,
calda di una presenza in primavera,
e lui, tacito, abbracciato a vita nuova, e insieme vivi perché viva il fuoco.
Li ascolti, i volti ne coltivi a prima sera,
di ritorno da piazze ove si prova
la via solita, come consueto moto a gioco.
Una donna e un uomo coi loro sguardi a custodire e salvare, e non è tardi.