A Francesco Petrarca
E’ con gioia, Messere, che mi annetto a celebrarti in simile frangente.
Tu, della schiera sommo un esponente,
concedilo ad un misero cadetto.
Così m’adopro, immeritatamente, a tributarti un umile sonetto
per cui il mio encomio giunga a te, o diletto, a quel degli altri adepti unitamente.
Poiché d’ambrosia tu pascesti il verso, ecco quale retaggio impronta d’oro ch’io non ricalco, forse neanche sfioro:
emulo sì, ma ancor troppo diverso. Né odo ancor levarsi, oggi, concerto che possa ambire a sì nobile serto.