Al Mosè di Michelangiolo

Siede immobile sul trono del mondo
La creatura dalle squame lucenti
Di marmo caldo, barba di serpenti
Intrecciati lungo il volto profondo,
Corna che emergono dal capo fiero
Come obelischi di fungo dal ventre
Della Terra osservata tutta, mentre
Ogni arto è sole di freddo mistero.
Se dinanzi a cotanta altura, fremendo,
Collassi in occhi di pietra maestosa,
Oltre le arcate della sua dimora
E le valli del Tempo che non osa
Obliarne lo sguardo, ti abita ora;
Ché tu sappia sempre: ecco il Tremendo.