Elusi elisi elisa
Elusi elisi Elisa,
diffusa circoncisa noia,
muta l’acca taci e ‘ngoia
come l’ignorar virtude,
prostro alla Scienza del tu’
animo da menzogna spolio,
in istudio del sapore senti;
senti col gesto e mi confermi.
Menti, del gusto che raffermi.
Menti nel giusto, se dissenti.
Ove m’esorti lei, tu, il tuo cuore?
Poniamo fue rimosso accorto,
cronologo cronotopo accorto,
sigh… di vulva spesso a corto!
“Alto là! Chi va là? Sei là?”
Stridula soavità nel ciarlare
al solo suolo in piedi
ingiunti, se disgiunta
la gialla costina d’un giallo
d’inespressa lingua saliva…
‘Lisa “mia”, quant’eri ilare
e a Voi, senza gnome,
chiesi sigle, cercai jingle.
Mai! Si! No! Sempre! Oh, cielo!
Un responso porta meco,
adesso adesso ed ora ora.
Ahi tè, che alle cinque l’ora bevi,
figliamo, copuliamo,
viviamo da morire sbocciando
dal serafico monte di Venere
che nulla sia con, senz’amore;
Non fui una volpe, ma manco lepre:
se non già bestia di te fiera,
donna di specie sapiens, non saggia.
Stupida cioè non figuravi, agli scemi;
non parevi esserlo: perciò l’eri.
Sei femmina, dunque mendace!
Amandoti, non dico non sia bene
e mi fa male, anzi peggio!Duole assai, cosa non allieta!
Se nel torto v’è delle ragioni,
la ragione brami perderla?
T’immischiasti aulica co’ magnaccia,
bonaccia dama di cui fui pedina.
Cinica e sadica e volgare e plebea
come il capitano che invano,
cucciolo d’uovo al faro ormeggiò,
dai segni un eseguire strutto,
in appendice ad un Dalì e del “farò”.
A me non mi frega, né mi ruba e turba,
che da puttana viene un puttanaio
e perciò meglio dimenti l’avei
cato: talvolta capitano, altre sedano.
Chi sugnu minchia!
Però non merita che me, se non altri…
Esenti dall’epilogo postovi ad epigono.