Erba

Non faccio altro che perdere la voce
perché mi ostino in modo personale
ad abbracciare tutto il corpo astrale
che danza nei tuoi occhi, sottovoce.
Ma le mie braccia inchiodate alla croce
della mia triste identità carnale
mi ricordano dove devo stare:
solo a cullarmi nel mio grido atroce.
E intanto resti a guardare; una forma
ti definisce indefinita. E intanto
resto a guardare, con la bocca aperta,
fiacca, mi attacco a cercare un po’ d’erba:
a filo a filo cresce come un manto
sul mio corpo che -piano- si trasforma.