Figlia 2
C’era una figlia di questo paesino,
duemila abitanti o poco di più,
giocava tra ruderi di travertino
e fronde ammirate cogli occhi all’insù.
Amava ogni glicine, giallo ed azzurro,
dei fiori raccolti pei campi selvaggi;
il sorriso di miele e le mani di burro
la rendevano fata di dolci miraggi.
Com’è che nessuno s’accorse del male
che un giorno lo sguardo le aveva velato?
Quasi ansimava per le strade e le scale:
stessi luoghi in cui, prima, aveva solo cantato.
Una sera dormiente vicino a un boccale
la trovò il suo babau dal cognome imbrattato.
Ma perì molto prima quel cuore di scrigno
nei sospiri del mostro, le sue mani, il suo ghigno.