Il sonetto di Pinocchio

Ricordi se era una favola o solo un mesto frammento?
Narravi di tredici mesi, per non dimenticare
mentre già fu reale quell’alba di un tradimento
che bruciava la fede nel cuore e quella voglia di restare.
Quale fuoco può consolare una volpe in tormento
e cosa impedisce adesso ai gatti di volare?
Non so spiegare – sussurrò – e con non poco spavento,
ma qui non voglio lasciare nemmeno un ciglio sbocciare.
Oh piccolo uomo, che mai eri di legno o nato da uno scarabocchio,
ancor piegato sotto quell’orologio indegno; coi sogni chini
perfino l’amore si riconobbe dentro il tuo stesso occhio.
Mio cuore è una piastra di marmo sotto i tuoi giovani pini
mi pare ci sia scritto: né tu eri Pinocchio
né io la ragazza dai capelli turchini.