Lacrime di pioggia e Vecchiaia
Lacrime di pioggia
Ti ho riconosciuta
In una goccia di pioggia
Il vento agitava
Il tuo bastone di radica
le gocce saltellavano
sul tuo viso che io vedevo bello trasformarsi e riportarmi
la bruna di appena vent’anni
Al vento mi sentivo un ragazzo
Ti corteggiavo con voce suadente con spirito e sogni
ti parlavo di musica e d’amore
scevro dei disturbi dell’artrosi e dell’ernia
Cadeva la pioggia azzurri gli occhi tuoi dentro i miei neri
Tacendo abbiamo calpestato poche foglie silenziosi sotto la pioggia
abbiamo ripescato i nostri sogni
poi i nostri passi
in direzioni opposte segnavano l’addio per sempre
Nei nostri occhi lacrime di pioggia
Vecchiaia
Non dirmi cretino se osservo due fili di chioma
nevoso biancore abbracciate al cuscino a carezzare due occhi di miele
E’ lento in nostro respiro
e mentre amoreggiano sulla credenza due statuine riverenti
la sveglia ci sbeffeggia in silenzio.
Una voce insinuante che voglio con forza ignorare sembra volere fermare il mio cuore
sussurra che è passato tanto tempo
ed il grigiore assottiglia la speranza
mi impongo di essere stupido e negarla
voglio che sia un’eco che il rumore la sorda e la renda un sasso che cade per terra
taciuto dai rumori della vita
Non dirmi cretino se la notte rimiro una foto
fra il verde e il giallo di un prato
un volto, le chiome, i tuoi occhi,un sospiro fatato
tra l’erba che ondeggia in silenzio un bacio, una promessa, l’incanto
Dimmi pure cretino
ma non voglio svegliarmi
scoprendo un ramarro sul tronco
come fossile scordato dal tempo
imbalsamato da una pietra scoccata da na fionda di chi detta le stagioni nel mondo
Io questa notte ti volio eterna nel segreto della pace
e del silenzio che scioglie come riccioli d’oro i nostri anni