L’addio di un fiore

Nacqui nella crepa di un muro stanco.
Misi radici nel cemento infranto
e a lui donai il mio animo bianco.
Regalai note al vento e al suo canto.
Fiero e senza nessun compagno affianco,
fui bocciolo e promessa d’incanto.
Divina luce mi rise financo
e il cielo mi ossequiò col suo pianto.
Or che il mio tempo qui è trascorso
offro alla Terra quanto mi ha donato:
la forza della linfa nelle vene.
E a te, uomo, della mela rendo il morso
perché ti ricordi che nel creato
è, sì, la vita che non ti appartiene.