Sassi levigati (sonetto sospeso)

Vedi, amica mia, i sassi levigati?
Il mare e il vento su quest’arena
sono interlocutori inascoltati
nel turbine che li incatena
Il cielo spalanca il nero occhio
sui lacerti di corpi fumanti.
Al suolo singhiozzano in ginocchio
le madri sotto le luci abbaglianti.
Le sirene allarmano l’aria,
dalle crepe scivolano i corpi,
una nenia s’ode funeraria,
sale dalla bocca degli storpi,
sorvola la collina cineraria.
Resta una scia di vita precaria.