Archivio Sonetti

L’uomo

Sta cadendo
si sta buttando
per non morire
bruciato
crolla dentro di  sé
come il grattacielo
di fuoco
botte di cristallo
di giovani vite vissute
finite troppo presto
in gioventù
orribile visione
di un uomo che cerca
vita morte
uomo sofferto

L’alba che verrà

L’incerta speme che la notte ha tanto

mortificato, s’è svegliata or ora

e la volta celeste la rincora

con vaghe stelle nel prezioso manto.

 

Vibra nell’aria un solitario canto

d’usignolo che anticipa l’aurora

e al cuore oppresso annuncia la buon’ora

con luce ialina che promette incanto.

 

Quel gorgheggio notturno che allontana

le tenebre e poi tace nel mattino,

s’insinua nella mente e ne dipana

 

il filo scuro che si fa turchino,

porgendo al cuore una radiosa e sana

energia per riprendere il cammino.

L’Amour per te

Forse è un pensiero disobbediente
che non smette mai di scriversi,
è una dolce imminenza di passione
che goccia dopo goccia ti disegna in me.

L’Amour per te,
alle volte è veleno
nell’avvolgere la mente d’assenza,
mai come oggi abita il mio corpo
e si sovrappone ad ogni concetto,
esso dice di te nello scenario inaudito
di mille contraddizioni.

L’anno 1 5 2 4 del Signor…

La voce s’era sparsa senza turno:

“L’esercito ribelle di Saturno

razzia i Pesci nel regno delle stelle,

re Giove Pluvio mai il trono abdicherà!”

 

Lo Stoffler, di solito taciturno,

del Sole vede solo il suo notturno:

“La pioggia invade già la terra imbelle,

in fondo al mar ogni amor annegherà!”

 

Giglio puro di ortiche in un giardino,

un edotto pensatore, sentite,

con un indice l’astrolabio stornò:

 

e il Nifo donò a Giove assai gradite

e a Saturno le rose del mattino

e giù nel mondo la luce ritornò.

 

… fu assai triste, ma la luna splende ancor.

L’Attesa del Bello è più Bella del Bello

Leopardi, poeta da me tanto amato,
sì colto e profondo ma un pò sfortunato,
dei versi perfetti con talento innato
versava in poesie ricolme d’afflato.

Al Sabato dava il compito grato,
di esprimer la gioia di tutto il creato
in quel lieto giorno, preludio alla festa
in cui tutto ride e gioia desta.

Io che non son degno di farne menzione
di chiamarlo in causa in questa occasione
di mia ispirazione guidato dal cuore,
con i versi esprimo pensieri ed umore.

Rifletto e d’istinto riverso in poesia
i miei sentimenti e quella magia
che si crea nel cuore affrontando la vita,
la storia, gli eventi, la corsa infinita.

Che cosa contrisce di più corpo e cuore
di quella frizzante impazienza e bollore,
nella naturale e serena certezza
che sempre precede un evento o una festa?

È vero, l’attesa del tanto voluto
è sempre più bella del reale vissuto,
perché quel vissuto già volge al declino
e fiero ritorna il normale cammino.

Il tempo e la vita ne danno ragione
in certi momenti e in ogni occasione
che ognuno di bello si trova a provare
e tutto del mondo ci fanno apprezzare.

Spronandoci a gustare appieno il sapore
di ogni delizia che il bene dispone
riuscendo a far nostro quell’attimo bello
e dentro tenercelo come un gioiello.
Così come un bimbo che viene alla vita
dispone alla gioia e a sperare invita portandoci invece la vita che muore
la fine e il rimpianto del tempo migliore.

L’Incontro

Quando ci incontreremo,
i nostri corpi si disgregheranno,
andranno in pezzi,
e le nostre Anime
verranno fuori come una cascata,
un fascio di luce,
e si uniranno come magneti,
creando un unico bagliore,
da dove nascerà l’Amore.

L’ora attesa

Dietro il giardino volge cocente  una barca la vela al levante,
verso ponente rami pigramente ondeggiano al vento ansimante.

Meriggia in un modo fatiscente: un movimento di cosa radiante,
l’andarsene  dell’aria e, radente  terra, l’ora in pausa, invariante.
La lingua è persa nel labirinto, fatuo incanto, dei sensi silenti;
la memoria senza traccia tormenta
le frasi fatte, enigma intinto nella mente; contigui  accidenti
s’attardano in logica cruenta.

Il pensiero infante d’afa mima, sconcertato, l’intento
di un serale cercarsi distante.

La buonanotte

Le onde sono come coperte bianche
che il mare rimbocca piano di notte.
Arrivano crespe e ciascuna inghiotte
il sonno del mondo e le sabbie stanche.

5 E si stendono addosso, che neanche
il silenzio fa così piano. A frotte
ci provano, ma solo una stanotte
stenderà la spuma, fra le altre manche;

coprirà i colori e l’imbrunire,
10 spegnendo la spiaggia e tutto il lungomare.
E dal bagliore di tutte le stelle,

a una a una, ne toglierà tante, quelle
più vicine, quasi per invitare
il mondo intero ad andare a dormire.

La cicala e la formica

Cicala, che sugli alberi hai dimora,
cantavi al sole vivo un sogno eterno,
senza curarti mai del triste inverno:
eri ricca e non lo sapevi ancora!

La formica, d’economia signora,
temendo della vita il fato alterno,
conservò per salvarsi dall’inferno
e, sazia, la vendetta sua assapora.

Il canto tuo fa or la fame fioco
e, tronfia, ride la formica avara,
sotto terra strisciando nella tana

In te brucia dell’arte il sacro fuoco:
delle comuni occupazioni ignara,
per sempre libera muori e sovrana!

La condizione umana

Esuli tutti siamo sulla terra
Dalla region del vero ormai precluso
La Sorte regge della vita il fuso
E a parer suo l’avvolge e lo disserra

Poi combattuti siam dall’aspra guerra
Dell’incertezza del doman confuso
E se un raggio di Luce un dì ci ha illuso
Subito vien la Morte che ci afferra

La Verità si trova nelle cose
Nascosta nel silenzio e nell’errore
Come volle Colui che tutto pose

Nudi la ricerchiamo e con timore
E fra montagne e notti tempestose
Sol la forza ci guida dell’Amore

La coppia spaccata

Forse un tempo c’era stato l’amore
tra quegli occhi ormai spenti nel fracasso
di una città affollata di rumore
e di maiali portati all’ingrasso.

Ancora acerbi, ma senza colore,
unità divise per contrappasso,
coppia strappata dall’inquisitore
chi può spiegare il lancio di quel sasso?

C’è ancora tutta una vita davanti,
si racconta ai giovani per placarli
e farli rinascere di speranza,

ma quante crepe invisibili, quanti
tagli di semi! Vorresti fermarli?
E’ sparito lo spazio nella stanza.

La culla del sapere

Leggo discorsi sciocchi assai sovente
sul muro senza sassi né calcina
s’esprime ogni genere di gente
dell’italiano, una carneficina

il congiuntivo non conta più niente
ricchezza di concetto, Madonnina!
a questa folla sorba e impertinente
gli darei una bella medicina:

“scrivi cinquanta volte quel pensiero
e poi alla fine non ne fa’ di nulla
la penna ti conduce verso il vero!

Cova ogni parola che ti frulla
rinuncia al discorso passeggero:
il sapere s’alleva nella culla”.

La Danza dei Cuori

Danzano i cuori all’unisono,
Nella sincronica assonanza.
Battono uniti il ritmo
E si danno vicendevolmente “il tempo”.
“Due cuori e una capanna”,
“due cuori ed un battito”.
Le anime gemelle,
Le coppie affiatate,
Danzano sulla musica,
Danzano sulla musica dell’amore!

La danzatrice

Scivolano le ombre al buio  truce
tra  soffi di vento mite volano,
a fendere l’aria si adoperano,
si fondono in un bacile  di luce.

S’intrecciano braccia e dorate trecce,
ali di seta su varchi fluttuano,
per le  diagonali del ciel lasciano
della  grazia della danza le tracce.

Soave di  vesti il fruscio ascoltare,
guardare il suo candore che riluce.
S’innalza il passo a disegnare incroci

come  poesia di gesti senza voci,
sì sparge la radiosa la sua luce
di limpida magia ad inondare.

La fabbrica

Fuori dalla porta antincendio della fabbrica si vede il mare,
mi scotta il sole se scendo le scale di sicurezza,
apro l’estintore e esce schiuma d’oro,
un re Mida pompiere,
le fiamme diventano un tesoro,
come le parole che ti sussurro nell’orecchio quando dormi,
le gomme bollenti sono geyser risplendenti,
chi dice che e’ stanco di andare avanti,
ma io leggo ancora un’ po e trasformo le panchine di ferro in letti di seta
e le macchinette in cirri e pezzi di cometa,
senza fretta giro un’altra pagina,
solo così so che il tempo non mi fara’ male,
più’ leggero se lo leggerò.

La memoria

I piccoli
i grandi eventi,
si capiscono dal finale.
La luna inorridita
è testimone
di una pagina infame
di un libro scritto
con la penna
dal pennino
intinto nel sangue.

C’è chi da giovane
ha visto cose che
“un ragazzo non dovrebbe mai vedere”

Per quanto
ci sarà chi usa l’aspo
esisterà
chi maneggia l’arcolaio.
I numeri si susseguono,
le foto sbiadiscono,
la memoria resta e
non si cammina
sui cocci di vetro
senza ferirsi.
Una ferita si rimargina,
il cuore
continuerà a sanguinare
ogni volta
che la mente ricorda.

La memoria di un sogno

Il ricordo di sottili parole
velate dal buio della notte
dalla ragione non furon corrotte,
ma tramandate come Morfeo suole.

Le senili sapienze in gran mole,
insieme ai desideri, sulle flotte,
navigano per le menti, condotte
dalle immagini come bussole.

Il vivo colore di una pianta
ricorda il dolore della morte
che della sua eternità si vanta.

Nei sogni si rivelano le porte
e si fa strada la luce rimpianta
subito assorbita dalla sorte.

La nascita della vita

(Col pittore Courbet sembrava che avessimo chiuso con la
Creazione.Guardando il suo capolavoro”Le origini del mondo” vedo solo
una magnifica “fica”(sic))

All’inizio c’erano fiche col miele
scrupolosamente d’acacia il più dolce
i bimbi erano pupazzi di zucchero
il mondo era dolce e tranquillo
sulle cime la neve era di panna
in pianura l’acqua era tiepida
pioveva anche col sole
ma erano gocciole d‘argento
la temperatura era quella delle Canarie
non più e non meno di 22.
Poi,fu tutto un accorrere scomposto
poco pochissimo si capì
perchè tra insetti e bestie cresciute
le pareti della terra oscillavano.
I leoni ruggivano doppio o triplo
gli elefanti barrivano al cubo
gli uccelli erano cicale giganti
in mare anche i delfini di solito muti
avevano cominciato a strepitare.
Vennero le api e non fu poco.
Queste inermi creature
(ovvero “ermi” con modesti pungiglioni)
avvertirono il profumo del miele
e corsero.
Le donne che con grazia custodivano
si abbandonarono
i bimbi trovarono nuove strade
per nascere
perchè le api erano una minaccia.
I bimbi scelsero i calici
si confusero con gli stami
che non si prestavano
uguali uguali alle fiche.
I calici erano di miele apparente
nascondevano anche modesti veleni
che automaticamente trasmettevano.
Fu così che non avemmo più
bimbi di zucchero
nè signorine di miele
nè esseri ancipiti(mezzi e mezzi)
perchè le donne non erano arnie
i loro buchi non erano più gialli
la volagarità era in agguato
venendo da dietro le piante
dove se ne stava nascosta
fece scempio.